Intervista a Diego Biellese
Di Monia Pin
Le campane richiamano alla storia e alla tradizione delle nostre zone, hanno caratterizzato i momenti di fede e devozione che si sono alternati agli impegni quotidiani dei nostri avi. Nel sentire i rintocchi echeggiare nelle nostre valli e pianure ritroviamo pagine di vita scandite per secoli proprio da quel suono dolce ma deciso che richiamava alle funzioni religiose, cadenzava il lavoro nei campi, annunciava eventi fausti o tragici e, in taluni casi, le campane assolvevano ad un altri compiti: suonate a martello richiamavano l’attenzione della popolazione per segnalare attacchi dei nemici e , nel caso di eventi atmosferici avversi, si credeva che avrebbero allontanato le nubi minacciose preservando i raccolti da possibili grandinate.
Uno dei giovani campanari della nostra zona è Diego Bellese, nativo di Ponte di Piave, che ha acquisito negli anni in Veneto una notorietà meritata, nata dalla sua immensa passione per la campanologia e l’arte dei concerti campanari.
Lo incontriamo e ci facciamo accompagnare da lui in un mondo quasi sconosciuto, ma che ancora sa affascinare, perché fatto di storia, devozione ed emozioni, tanto che l’arte campanaria è stata riconosciuta dall’UNESCO come un bene immateriale da preservare e tutelare.
Come è nata la tua passione per l’arte campanaria?
La mia passione per l’arte campanaria è nata quando avevo due anni di età, sentendo e vedendo suonare le campane del mio paese Negrisia di Ponte di Piave (TV). Nel 2015 ho aperto il mio canale YouTube chiamato Diego B. 04, dove pubblico video delle campane e, quando possibile, il relativo censimento delle campane in descrizione. Nel 2019 vidi esposte in chiesa le cinque campane restaurate della chiesa di Salgareda (TV); fu un grande momento per poterle vedere da vicino e toccarle con mano e da quel momento la mia passione aumentò notevolmente. Nel tempo libero, in accordo con i parroci delle parrocchie, realizzo le catalogazioni delle campane che consiste nel rilevare il nome delle fonderie, le epoche, le iscrizioni e le raffigurazioni dei bronzi, oltre alle misure del diametro, dello spessore e alla registrazione del peso. Dalla fine del 2022 gestisco, in collaborazione con l’amico e collega Luca Gerotto, la programmazione dei suoni delle campane di Ponte di Piave (TV), grazie al parroco Don Antonio Ziliotto. Nel 2023 sono entrato nell’Associazione Scampanotadors Furlans – Gino Ermacora con sede presso Fondazione “La Polse di Cougnes” San Pietro in Carnia – Zuglio (UD), una delle 23 associazioni a livello nazionale, dove si tengono annualmente lezioni teoriche e pratiche sul mondo delle campane.
Ogni campana ha la sua nota, come riesci a riconoscerle? Quali sono i materiali usati principalmente per la loro produzione?
Per riconoscere le note musicali delle campane bisogna avere l’orecchio assoluto, così da identificare l’eventuale nota. Tecnicamente come strumento si usa il diapason per una approfondita analisi tonale. I materiali utilizzati principalmente per la loro produzione sono bronzo, una lega composta da rame (80%) e stagno (20%).
Puoi dirci qualcosa sull’aspetto iconografico delle campane e hanno un nome?
Le campane esternamente, oltre alle decorazioni ed iscrizioni, riportano incise delle raffigurazioni dei santi, in particolare possono far riferimento agli altari della chiesa ed ai vari culti locali del luogo ove sono poste. Usualmente ad esse , nel momento in cui vengono consacrate o benedette, viene dato un nome.
Per fare un esempio, le campane di Salgareda (TV) si chiamano Maria (prima), Eurosia (seconda), Giovanna (terza), Addolorata (quarta), Bertilla (quinta); le campane di Ormelle (TV) si chiamano Maria (prima), Giuseppina (seconda), Anna (terza).
Quali sono le campane più antiche tra Veneto e Friuli?
Per quanto riguarda le campane più datate ad oggi conosciute in zona potremmo citare il sonello II di San Biagio di Callalta (TV), fuso da De Maria di Vicenza nel 1684 e di nota nominale Mi5; la campana grande di Noventa di Piave (VE), fusa da Domenico e Figlio Gregorio Zambelli nel 1741 e di nota nominale Reb3; la “Campanea dea Messa” di Ponte di Piave (TV), ora conservata in chiesa, fusa da Giovanni Battista e Figli Soletti di Treviso nel 1827 e di nota nominale La3. Queste sono per il momento le più antiche censite nel nostro territorio.
Ci sono i concerti delle campane? Dove e quando si svolgono?
I concerti di campane, le scampanottate, vengono svolte nei paesi della nostra zona grazie alla sensibilità di alcuni parroci ed in occasione di feste patronali, processioni solenni o anniversari particolari. Noi campanari dell’Associazione Scampanotadors Furlans eseguiamo manualmente sulle campane un ricco e coinvolgente repertorio misto. Nella fase della scampanottata la campana maggiore viene mossa a mezzo di una corda, mentre le campane minori rimangono ferme ed a movimentarsi saranno i battagli. Nella fase delle melodie a campane ferme viene legato anche il battaglio della campana maggiore e si eseguono varie melodie, come l’Ave Maria di Lourdes, Gino Ermacora, Fra Martino Campanaro (ecc.). Le scampanottate si concludono con la distesa completa dei bronzi comandata dai motori automatici dell’impianto. Nelle realizzazioni locali più piccole, dove non c’è necessità di tanti suonatori, sono aiutato dall’amico e collega scampanotador Elia Casadoro, oltre che dagli amici Thomas Alghersi ed Andrea Paro che ringrazio nell’aiutarmi a rendere possibili questi eventi.
L’arte campanaria è diventata recentemente patrimonio dell’Unesco. Quale significato assumono e hanno avuto nel corso dei secoli?
Il giorno 5 dicembre 2024 è stato proclamato l’estensione all’Italia del riconoscimento UNESCO dell’Arte Campanaria tradizionale quale Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Dal COMUNICATO STAMPA PROCLAMAZIONE UNESCO: Per l’antica Arte Campanaria del suono manuale è un risultato storico, che imprime un segno tangibile all’elemento “Campana Bene Comune”. Questo riconoscimento rappresenta l’universalità e il valore condiviso di una tradizione che ci accompagna da secoli unendo generazioni e culture. Inoltre valorizza le comunità dei suonatori di campane che con impegno, passione e tenacia danno vita a un paesaggio sonoro che riesce sempre a toccare anima e cuore di ogni persona.
Quali sensazioni ti trasmette il suono delle campane e cosa vorresti comunicare a chi ascolta?
Le campane sono uno strumento musicale, sono la voce di Dio. Il loro suono da secoli ci accompagna durante la nostra vita nei momenti di gioia e nei momenti di dolore. Ai giorni nostri i bronzi sono, come un tempo, un codice per il paese: dai loro rintocchi infatti si percepisce se è nato o mancato qualcuno. A chi le ascolta trasmettono gioia, serenità, coinvolgimento e quindi una grande emozione.
Suonare le campane è una vera e propria arte, chi le suona si assume una responsabilità nel comunicare, mediante le diverse vibrazioni, messaggi che nell’ascoltatore diventano immagine, parola e fanno percepire il senso di appartenenza alla comunità. Un vero e proprio linguaggio, sacro e incisivo, capace di unire e di risvegliare la memoria storica e soprattutto di destare l’entusiasmo dello spirito che ritrova, nelle diverse tonalità, l’atavica voce del divino. Esse sono una testimonianza, un tassello di un DNA comune e condiviso nella nostra società, spesso troppo lontana dai valori che l’hanno plasmata e oggigiorno inquieta, alla ricerca della propria identità. Ascoltando l’eco delle campane potremmo provare la sensazione profonda di sentirci immersi nella sonorità di una frequenza che travalica quasi la distanza tra passato e presente, come se custodisse segreti sussurrati tra arcane vibrazioni e avvicinasse così tanto il passato al presente da donarci, per qualche momento, la sensazione straordinaria di essere fuori dal tempo, in balia di un’armonia che unisce cielo e terra , sacro e profano, il cammino terreno e la speranza mai vinta dell’anima di raggiungere l’eternità.
Monia Pin


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